COMUNICAZIONE

Con Ambadué lo scarto di fermentazione della birra si ricicla e diventa un “prodotto di lusso”

Maria Paola MerloDa un residuo alimentare si può ottenere valore. Ora si sa che anche lo scarto della fermentazione della birra può essere riciclato e trasformato in un prodotto di lusso. Lo ha scoperto Maria Paola Merlo, torinese, laureata in Chimica dell’Ambiente e titolare di un piccolo laboratorio di cosmesi. Dopo due anni di studi, in collaborazione con l’Università di Chimica di Torino, ha estratto un principio innovativo da un prodotto destinato a essere buttato dopo i vari stadi di vita del lievito della birra. Si tratta dello «squalene», una molecola della pelle (è il più importante costituente del sebo protettivo del cuoio capelluto), che si trova anche nell’olio d’oliva e nel fegato degli squali. Da qui il suo nome curioso.

 

«Ho sposato un birraio – scherza Maria Paola, lei stessa nel cassetto ha un Master sulla birra all’Università Gastronomica di Pollenzo – e non potevo che iniziare le mie sperimentazioni proprio dal processo di fermentazione della birra. Ho analizzato con cura vari tipi di residui di produzione. Dopo due anni sono riuscita a ottimizzare l’estrazione del principio innovativo, lo squalene, che utilizzerò nel mio laboratorio di cosmesi. È una molecola molto importante per la pelle, in più recupero un residuo alimentare e lo valorizzo con un moderno processo di chimica ragionata».

 

La scoperta si è concretizzata nel dicembre scorso in una testi di laurea dal titolo «Estrazione dello squalene dai residui di birra: principio funzionale per la formulazione cosmetica », che è stata selezionata e premiata da Federchimica.

 

Il primo cosmetico realizzato con la scoperta della giovane torinese ha debuttato al Cosmoprof, la fiera del beauty e della cosmetica che si svolge dal 15 al 18 marzo a Bologna. «È il Golden Oil Luxurious Transformation – spiega Maria Paola – un ricostituente e riequilibrante della fibra capillare. È l’esempio di cosmetico che nasce da un riciclo e riutilizzo consapevole delle risorse naturali in modo sostenibile, secondo i principi della circulary economy e della green economy».

 

 

Maria Paola Merlo e Daniela GaudielloNel suo percorso di ricerca, la chimica torinese è stata affiancata da Daniela Gaudiello, docente universitaria di Chimica cosmetica: «Ci siamo conosciute all’Ordine dei chimici nel 2014 – racconta Daniela – Maria Paola mi disse che voleva creare una sua linea cosmetica di alto livello. Così l’ho aiutata a formulare i suoi prodotti e le ho insegnato a trovare le formule adatte per una linea di cosmetica eco-bio che rispettasse esseri viventi e ambiente. La scienza e la ricerca sono alla base della cosmetica. Leggendo i numeri, si capisce quanto sia importante parlare di sostenibilità anche nel campo della cosmesi: il fatturato annuo mondiale è pari a oltre 205 mila bilioni di dollari. Dal 1996 è sempre in crescendo. Nel mondo si vendono più cosmetici che pasta».

 

Nasce così, dalla ricerca continua, Ambadué-the science of nature la linea di bio-eco cosmesi, vegana e italiana, che utilizza solo attivi innovativi di derivazione vegetale e biologica.

 

«Per un chimico – conclude la dottoressa Merlo – la ricerca delle materie prime è un momento di grande entusiasmo e il confronto tra me e Daniela è uno dei momenti più importanti nella formulazione dei cosmetici. Il nostro motto? La natura è una questione di chimica».

 

 

Chi è Ambadué-the science of nature

 

Maria Paola Merlo è nata e cresciuta a Torino. Ha 32 anni ed è mamma di Margherita. Nel 2009 si è laureata in Chimica, ottenendo poi la specializzazione in Chimica dell’Ambiente e un Master all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. La sua passione per la scienza ha accompagnato scelte di vita e di lavoro. Gli anni di studio le hanno permesso di comprendere a fondo il concetto di chimica uscendo da quella connotazione negativa a cui spesso è associata. Un percorso che ha portato alla creazione di Ambadué – The science of nature, una linea cosmetica eco-bio, italiana e vegana che unisce la natura alle più innovative tecnologie biochimiche. Insieme a Daniela Gaudiello, docente universitaria, ricerca attivi innovativi, efficaci e concordi al disciplinare di eco-bio cosmesi (sono circa 10.000 le sostanze che non possono essere usate in un cosmetico bio-eco). Dopo due anni di ricerca e formulazione i primi prodotti della linea Ambadué sono pronti per il lancio. La linea comprende oggi 12 cosmetici per viso, corpo e capelli creati con formule e attivi di derivazione vegetale e biologica. Il laboratorio sta già formulando nuovi prodotti e collabora con l’Università degli Studi di Torino Dipartimento di Chimica per ottenere sempre il meglio.

 

www.ambadue.com

#questionedichimica

Il Calendario dell’Avvento 2016 di iShock

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Incanto del Barolo a Cascina Boschetti: la rassegna stampa

FOTO INCANTO BAROLO O1In maggio abbiamo dato una mano a Sergio Gomba per la comunicazione della bella iniziativa di beneficienza che si è svolta nella sua Cascina Boschetti.

Sono stati raccolti 18.700 euro, frutto dell’Incanto del Barolo che ha visto una quindicina di lotti andare all’asta a favore dell’Associazione Astro-pulmino amico di Asti, che assiste i malati oncologi e altre associazioni di volontariato.

Qui la rassegna stampa dell’iniziativa.

 

 

Boroli Wine Forum 2015 e “Il valore della Comunicazione”

BOROLI WINE FORUM 2015Si è svolta ieri nell’Albese l’edizione 2015 del Boroli Wine Forum, da un’idea del 2009 di Silvano Boroli e del figlio Achille per  affrontare annualmente i temi legati al mondo del vino, attraverso un dibattito aperto tra  produttori, associazioni e stampa internazionale.

Al centro di tutto le imprese grandi e piccole, con le loro grandi storie da raccontare  che ogni anno partecipano a questo appuntamento parlando in prima persona, attraverso la descrizione dei loro vini e del territorio da cui  provengono.
In questa VI° edizione il “valore della comunicazione” – tema intorno al   quale si è articolato il dibattito – ha rappresentato la leva per individuare le direttrici  di crescita interna e le tendenze di consumo dei mercati esteri,  per valorizzare l’autenticità e la qualità della produzione italiana.  Continua a leggere…

Com’era iniziata l’estate di iShock?

Blogger, foodblogger, wineblogger, grandi cuoche, le migliori Donne del Vino, amici, appassionati e tanto divertimento nel solstizio d’estate per #DiVignaInVignetta a Costigliole d’Asti. Tra gli ultimi eventi organizzati per il XXV compleanno delle Donne del Vino del Piemonte, uno dei più intensi.

Di Gavi in Gavi: un laboratorio di pensieri nuovi e menti a confronto

di gavi in gaviQuali sono le strategie necessarie per valorizzare un territorio? A Gavi, in quello scorcio di Piemonte che già guarda al mar Ligure, si parte da qui. Apparentemente una domanda normale per il Laboratorio promosso sabato scorso dal Consorzio di tutela del Gavi. Chi pensava di assistere a convegno ordinario, già dai primi minuti si è dovuto ricredere. La giornalista Roberta Schira spiega che sarà un evento tutto da creare. Con gli hashtag, le parole, i social e anche l’arte. S’invitano i relatori a scrivere un tag su un “pizzino”. Tutti insieme diventeranno un quadro artistico d’idee per la Buona Italia.

Un laboratorio di pensieri nuovi e menti a confronto per ripartire nella comunicazione di Gavi territorio e Gavi Docg che quest’anno festeggia i 40 anni. “Territorio è cultura, agricoltura, turismo e vino” esordisce il presidente del Consorzio Gian Piero Broglia.Continua a leggere…

Monsignor Viganò: “Narrare la Chiesa presuppone un’ermeneutica spirituale”

DARIO EDOARDO VIGANO - PPT ASTI“Cadono sempre in piedi perché al momento giusto sanno tirare fuori professionisti come lui” si sussurrano due signore tra il pubblico seguendo ad Asti, al festival Passepartout, l’intervento di Dario Edoardo Viganò, direttore del Centro Televisivo Vaticano.
E l’impressione è proprio quella, perché con una serietà e un rigore che non mancano di un sorridente entusiasmo Viganò racconta gli snodi recenti della storia d’Italia e della storia della Chiesa, i linguaggi della fede e quelli della Chiesa universale, scegliendo un taglio trasversale per la sua lectio magistralis e spaziando tra la storia e il cinema, il mondo dell’advertising e i social network.
“Mentre in America nel 1953 usciva il primo numero della rivista Playboy l’Italia era ancora un paese blindato, dove i codici della Tv di stato vietavano le immagini di baci, di corpi dalle forme evidenti e l’uso di parole come “divorzio” – ha spiegato Viganò -. Nel 1966 un’inchiesta del giornale studentesco “La zanzara” sui gusti sessuali delle allieve del liceo Parini di Milano fece scandalo e portò a processo tre redattori, poi assolti. Solo un anno più tardi arrivarono anche da noi le prime riviste patinate per soli uomini e intorno al 1972, senza che si fosse mai sviluppato attorno a questo tema un autentico dibattito sociale, eravamo diventati il paese che esportava la pornografia”. Toscani e Pirella, nel 1972, attingono a piene mani dal contesto scritturistico per la campagna del primo brand nazionale di jeans, i Jesus: “Non avrai altro jeans all’infuori di me” e “Chi mi ama mi segua” a commento delle natiche di Donna Jordan.
Ancora: “Nel ’74 il voto contrario al referendum abrogativo della legge sul divorzio arriva in primis da preti, dirigenti delle Acli, dirigenti della Cisl. Naufraga la speranza di chi pensava che il nostro fosse ancora un rigido paese cattolico: aveva cambiato pelle, linguaggio, modi di intendere e praticare la fede”. Per dimostrarlo, il monsignore delle telecamere vaticane cita dei titoli di film (“Perché il cinema è l’architettura testuale che anticipa l’innervatura culturale di un’epoca”): la Dolce vita in primis, dove Fellini racconta un Cristo che proietta la sua ombra sui condomini assolati delle nuove periferie. Intanto Giovanni XXIII aveva convocato un concilio ecumenico a meno di 100 giorni dal suo insediamento: era il Vaticano II, e il solo bollettino diramato dalla Curia era in latino. Di lì a poco si comprese l’importanza della governabilità dell’informazione, nacquero un ufficio stampa e diverse conferenze per diversi territori, nacque la figura del vaticanista e, inevitabilmente, la polarizzazione mediatica tra progressisti e conservatori, la semplificazione tra destra e sinistra: “Un modello insufficiente a rendere la complessità della Chiesa: narrare la Chiesa, invece, presuppone un’ermeneutica spirituale”.

Oggi Viganò dirama alle Tv di tutto il mondo i video di quanto avviene in Vaticano: costruisce la regia e gestisce la trasmissione di eventi di portata planetaria come il ritiro a Castel Gandolfo del papa emerito, la canonizzazione di Wojtyla e Roncalli, la preghiera per la pace di Francesco, Abu Mazen e Peres.
Per farlo si avvale di satelliti, elicotteri su cui sistema potenti teleobiettivi, riprese 3D, standard 4K: “La tecnologia – dice – non è una mania. Forniamo prodotti curati perché il messaggio del papa tocchi le emozioni e parli al cuore del maggior numero di persone”.

Tutto cambi affinché nulla cambi: le tendenze della comunicazione enoica

la grande bellezzaDal product placement con le incursioni enoiche del vino in programmi cult in tv o nelle pellicole cinematografiche (il vino italiano ha una sua parte anche nel capolavoro da Oscar di Paolo Sorretino La Grande Bellezza), alle pillole tra la fine del Tg e l’inizio della fiction di successo in prima serata; dal co-branding che unisce il vino a tanti marchi simbolo del made in Italy e non solo in operazioni marketing ad hoc, all’incoming territoriale che sfrutta la potenza e l’appeal mediatico dei grandi eventi – su tutti, l’Expo 2015 – per incrementare i flussi turistici, fino ai vin d’honneur, le bottiglie speciali nate per omaggiare un ospite importante e oggi formula molto chic e gettonata anche per importanti istituzioni internazionali ed estesa agli eventi culturali.

Niente di nuovo, ma tutto si attualizza e si declina alle potenzialità e alle strade che via via si aprono.

Per raggiungere il loro variegato universo di eno-appassionati, di ogni genere ed età, anche le cantine del Belpaese, come già avviene per tanti prodotti di altri settori, abbandonano i meccanismi classici della pubblicità per sperimentare quelle vie alternative che la comunicazione offre a chi vuol fare promozione.

Come il product placement – la legge che lo regola in Italia festeggia i suoi primi 10 anni -, che permette di posizionare un marchio e una bottiglia di vino dentro un programma di successo, ma anche in una pellicola cinematografica.
Con la sponsorizzazione tecnica, invece, come in ambito sportivo, lo sponsor diventa fornitore ufficiale in un programma di un prodotto, in questo caso vino, utilizzato ogni qualvolta si stappa una bottiglia (basti pensare, su tutti, ai tanti ingredienti di MasterChef, la serie wine & food del momento).

Ma ci sono anche le pillole, ovvero i brevi spot che si differenziano dalla classica pubblicità per il legame tematico con la fiction stessa (ad esempio la promozione del territorio, delle sue bellezze e dei suoi prodotti, che fanno da sfondo come set alle puntate).

Anche se esiste da molti anni, gli ultimi tempi hanno visto un netto aumento di prodotti commercializzati con il co-branding, con il vino che si è legato ad altri nomi simbolo del made in Italy e non solo, da Pininfarina ad Alitalia: una strategia che ha molti vantaggi, per la possibilità di unire marchi consolidati, noti singolarmente nei rispettivi settori, che insieme possono esercitare un richiamo più forte e conquistare nuovi spazi commerciali.

Con il licensing, invece, il vino può “adottare” i simboli culturali del Belpaese – che alle etichette prestano il nome – e fondere i suoi marchi con quelli di monumenti ed istituzioni di prestigio (è il caso dei vini del Gran Teatro La Fenice, ma il licensing è alla base anche dei vini che accompagnano i successi delle più famose squadre di calcio, dal Milan alla Juventus).

Per le occasioni di alta ufficialità, tornano in voga i vin d’honneur, un tempo serviti ad ospiti importanti in ambiente diplomatico, oggi anche in momenti di business e culturali, come nel caso dell’Ermitage, uno dei più importanti musei al mondo, che da tempo sceglie l’Italia per i suoi vini di rappresentanza.

Occasione da cogliere al volo per il vino italiano è l’Expo 2015, per azioni di incoming territoriale: per molte etichette italiane l’obiettivo non sarà solo esserci, ma anche portare le persone a visitare i luoghi di produzione.

Mostrare la bellezza del vino e il suo legame con l’arte e la cultura, in una delle sue patrie più nobili, è l’obiettivo di “Arte e Vino”, la mostra in programma a Verona nel periodo dell’Expo (4 aprile-2 agosto 2015)  con opere da Caravaggio a Rubens, da Tiziano a Goya, da Picasso a Degas provenienti dall’Ermitage.