ARTICOLI

Regine & Re di Cuochi: la cucina come arte

regineeredicuochi2016Un progetto pionieristico che racconta ciò che ancora non conosciamo della cucina e dei cuochi, ciò che non è sotto i riflettori”: con queste parole Marco Bolasco racconta “Regine & Re di Cuochi”, la mostra allestita alla Palazzina di Caccia di Stupinigi dal 16 marzo al 5 giugno.
“È un percorso espositivo adatto al grande pubblico, anche in considerazione del fatto che l’alta cucina ha un soglia d’ingresso, come il ristorante in sé e il prezzo: questo è un contenitore di storie affascinanti”. Regine & Re di Cuochi è infatti un’esposizione tematica sull’eccellenza dell’alta cucina tra cibo e vino, cultura, sperimentazione, partecipazione, promozione di prodotti e gusti ma anche un programma di iniziative multidisciplinari ed eventi per favorire il dialogo tra diversi modi di creazione artistica.

Bolasco presiede il comitato scientifico e curatoriale della mostra, ideata dall’Associazione Maestria. Accanto a lui Elisia Menduni, Bob Noto, Fabio Rizzari, Maaimiliano Tonelli, Erica Battellani e Nicola Perullo che spiega: “Abbiamo creato un percorso che rende la cucina interessante attraverso la vista, il che ci ha posto un problema pratico e teorico, una sfida: la multisensorialità diviene qui transmedialità. Abbiamo raccolto la sfida considerando la cucina come un arte, in cui esiste una connessione forte tra gesto e idea. Abbiamo cercato un codice di rappresentazione per una storia, quella della cucina che generalmente si consuma dunque non lascia grandi tracce. Lo storico va dunque ricostruito in mezzo agli indizi e alle tracce perdute; non tutti i cuochi archiviano, ma questa è la prima mostra che raggruppa i grandi cuochi secondo linee storiche, culturali, sociali e artistiche”.

La mostra è divisa in sette sezioni (Cucina come cultura, La tavola inizia al mercato, Due millenni di cucina italiam Regine & Re di Cuochi, La creazione del gusto, Il teatro del piatto, Scenari futuri) e si sviluppa su 2000 metri quadri. Il corpus centrale è dedicato a grandi cuochi contemporanei, i loro piatti, i loro oggetti, le loro parole: Massimiliano Alajmo, Guido e Lidia Alciati, Matteo Baronetto, Heinz Beck, Massimo Bottura, Antonino Cannavacciuolo, Giuseppe e Mirella Cantarelli, Moreno Cedroni, Enrico e Roberto Cerea, Antonello Colonna, Carlo Cracco, Enrico Crippa, Pino Cuttaia, Gennaro Esposito, Alfonso Iaccarino, Antonia Klugmann, Paolo Lopriore, Valentino Marcattilii, Gualtiero Marchesi, Aimo Moroni, Norbert Niederkofler, Davide Oldani, Angelo Paracucchi, Piergiorgio Parini, Fabio Picchi, Valeria Piccini, Fulvio Pierangelini, Niko Romito, Nadia e Giovanni Santini, Davide Scabin, Salvatore Tassa, Mauro Uliassi, Gianfranco Vissani.

Interessante la sezione dei ritratti dedicati alla cucina italiana del futuro e ai suoi interpreti più promettenti.

Una serie di incontri tra cuochi e registi, designer, allenatori, filosofi, giornalisti ecc. animerà il corso dell’esposizione. Non mancheranno lezioni, laboratori, presentazioni, degustazioni, cene e laboratori per bambini e ragazzi.

 

Il Salone del Gusto si apre alla città, tra piazze e palazzi del centro di Torino

salonedelgusto2016«Voler bene alla terra significa voler bene a chi la abita e la vive, dare il segno di una fraternità universale che fa della nostra una terra ospitale. Per questo Terra Madre Salone del Gusto è un pezzo di diplomazia del nostro Paese». Così Carlo Petrini, presidente di Slow Food, sintetizza il senso della manifestazione in programma dal 22 al 26 settembre e che quest’anno lancia una grande scommessa: aprirsi alla città animando piazze e palazzi del centro (e non solo). «Uscire in città è una scelta audace. Ma tutta la società civile, le istituzioni e le associazioni hanno subito dimostrato simpatia verso questa nuova formula. Questo concorso di forze ci ha incoraggiati. Insieme raccogliamo i frutti di un’avventura che ha varcato gli oceani: Terra Madre nasce nel 2004 all’interno del Salone del Gusto, ma a questo punto è il Salone del Gusto a essere entrato a far parte di Terra Madre, che ha conquistato il cuore delle comunità del cibo in oltre 170 Paesi» continua il presidente di Slow Food. «Come è ormai tradizione, anche quest’anno Torino e il Piemonte accolgono in famiglia i delegati delle comunità del cibo da tutto il mondo: un’occasione unica per conoscere culture, tradizioni e storie lontane. E ai piemontesi dico: aprite il vostro cuore a quest’umanità, lasciatevi coinvolgere dal loro entusiasmo e dalla loro energia!».

Inevitabile il richiamo agli eventi drammatici che scuotono il Vecchio Continente in «un momento in cui l’ospitalità a livello europeo paga un dazio durissimo». Di fronte a nuovi muri, è tanto più fondamentale ricordare «come il nostro appuntamento abbia consolidato amicizie tra cittadini piemontesi e nomadi, artigiani, produttori, pescatori e contadini ospitati sin dal 2004: chi in tutto il mondo, parla di Torino e del Piemonte con gioia», continua Petrini.

 

«In questi 12 anni di vita Terra Madre è sempre riuscita a rinnovarsi, intrecciandosi in modo sempre più stretto con il territorio e con la città che la ospita: nata nel 2004 come una sorta di think tank di riferimento del Salone del Gusto,  e portatrice di una sana contaminazione culturale, insieme a Slow Food, a Cheese e alle tante manifestazioni nate nella grande famiglia creata da Carlo Petrini, ha fatto crescere in Piemonte la filiera del cibo, del vino e dell’agricoltura di qualità, che sono tra i principali traini dell’economia della nostra regione» ribadisce il presidente della Regione, Sergio Chiamparino.

 

Vent’anni sono una data fatidica, osserva il sindaco di Torino, Piero Fassino: «L’età del cambiamento, in cui ognuno a livello individuale si proietta nella vita. Anche Terra Madre Salone del Gusto fa un salto proiettandosi nella città con un format ancora più ambizioso e più capace di stabilire una relazione col territorio». Al centro dell’esperienza, sottolinea Fassino, rimane la dimensione umana che si esprime «nella promozione dell’ospitalità così come nel volontariato».

 

«La cultura dell’accoglienza va oltre le parole, oltre le barriere linguistiche che cadono di fronte a una tavola o a un bicchiere di vino». Lo testimonia il sindaco di Fossano, Davide Sordella, che aggiunge: «Per noi Terra Madre non è mai stata un semplice meeting, ma un’invasione di costumi e tradizioni. Dal 2004, infatti, oltre mille delegati sono stati ospitati da 500 famiglie della nostra città».

Raffaella Firpo, parlando a nome delle famiglie ospitanti, racconta come il messaggio di fratellanza di Terra Madre abbia trasformato un’intera comunità dell’Astigiano: «È stato incredibile osservare una piccola realtà che si apre a volti e voci provenienti dal Sudamerica, dall’Africa, dai Paesi dell’Est. Momenti unici che ci hanno portati a continuare nel tempo questa esperienza».

A dieci anni dalle Olimpiadi invernali, Torino e il Piemonte continuano a dimostrare la loro apertura al mondo attraverso gli sforzi delle centinaia di instancabili volontari che collaborano a Terra Madre, delle decine di amministrazioni che la supportano, della rete che garantisce una parte sempre più rilevante dell’ospitalità.

«Ci auguriamo che quest’anno più ancora che nelle precedenti edizioni, il grande cuore dei torinesi e dei piemontesi sia al fianco di Slow Food nel garantire l’ospitalità ai delegati. Non siate timidi! Fatevi avanti e aprite le porte al mondo di Terra Madre!» conclude Petrini.

 

“5 Star Wines”: dopo 22 edizioni Vinitaly modifica il suo Premio

IANDAGATACon un logo geometrico che ricorda l’Arena di Verona, contenente il punteggio ottenuto espresso in centesimi, studiato per essere applicato alla bottiglia ed essere ben visibile da diverse angolazioni, si presenta il Premio 5 Star Wines, che rappresenta l’evoluzione, dopo 22 edizioni, del Concorso Enologico Internazionale.

Con il nuovo premio (1-3 aprile 2016 – http://www.vinitaly.com/it/area-espositori/concorsi-internazionali/5-Star-Wines/) non ci saranno più primi, secondi e terzi posti con medaglie d’oro, d’argento e di bronzo, e nemmeno gran menzioni, ma solo la dichiarazione del punteggio ottenuto, a patto che sia uguale o superiore a 90 centesimi.

Nelle intenzioni degli organizzatori “questo renderà più trasparente il rapporto con il mercato, dove a un premio corrisponde un valore reale, immediatamente codificabile dal consumatore e dai buyer”.

Per rendere ancora più qualitativa e oggettiva la valutazione, le commissioni, formate da esperti internazionali coordinati da Ian D’Agata (Direttore Scientifico di Vinitaly International Academy con 15 anni di esperienza nei più importanti concorsi enologici, tra cui l’International Wine Challenge e il Decanter World Wine Awards, anche come panel chairman) saranno divise per macro aree: ad esempio Stati Uniti/Canada, Sud America, Francia, Germania/Austria, Italia (quest’ultima articolata per zone di produzione) e Cina. Ciò significa che ogni campione, qualsiasi sia la sua origine, potrà contare su un giudizio basato sull’effettiva conoscenza degli specifici vini e delle area geografica di provenienza.

Già definito l’elenco dei general chairmen e dei panel chairmen, composto da Master of Wine, Master of Sommelier, sommelier pluripremiati e giornalisti esperti (http://www.vinitaly.com/it/area-espositori/concorsi-internazionali/5-Star-Wines/giurati/).

Sono confermati, invece, i Premi Speciali pensati per dare un riconoscimento alle aziende che maggiormente si distingueranno: oltre al Premio Gran Vinitaly (assegnato alle due aziende, una italiana e una estera, che conquisteranno i punteggi più alti), si aggiungono il Trofeo Vino Bianco, il Trofeo Vino Rosso, il Trofeo Vino Rosato, il Trofeo Vino Frizzante, il Trofeo Vino Dolce e il Trofeo Vino Spumante.

Il Premio 5 Star Wines diventa così per i vini premiati una garanzia di qualità riconoscibile in tutto il mondo, spendibile dalle cantine per il proprio marketing.

I vini vincitori del Premio Internazionale Vinitaly – 5 Star Wines, inoltre, saranno presentati durante apposite degustazioni inserite nell’ambito di eventi organizzati nel corso di Vinitaly e Vinitaly International.

Anche la scelta delle data, dall’1 al 3 aprile 2016 a pochi giorni dell’apertura di Vinitaly (10-13 aprile 2016 – www.vinitaly.com), permette alle aziende vincitrici di presentare i propri prodotti comunicando i premi ottenuti ai buyer, che possono così avere uno strumento immediato per scegliere tra le nuove produzioni.

L’apertura delle iscrizioni e il ricevimento campioni deve avvenire tra l’1 febbraio e il 18 marzo 2016. Ulteriori informazioni sul sito di Vinitaly all’indirizzo http://www.vinitaly.com/it/area-espositori/concorsi-internazionali/5-Star-Wines/

 

“Vent’anni fa…” l’articolo di Sergio Miravalle sull’Alpino

Articolo pubblicato nel numero di Gennaio 2016 dell’Alpino.

#alpiniadunata2016

 

VENT’ANNI FA… di Sergio Miravalle

foto giulio morraIn vent’anni cresce una generazione. Nella vita di una città sono un soffio che può essere memoria ancora viva o ricordo già sbiadito. Asti si prepara a vivere la 89ª Adunata nazionale dal 13 al 15 maggio con negli occhi e nel cuore le giornate alpine del 1995 quando la città di Alfieri ospitò l’edizione numero 68 della grande manifestazione. Stesso mese, ma un mondo diverso e molto cambiato; basti pensare, ed è solo un esempio, che pochissimi allora, anche tra gli alpini, avevano in tasca un telefonino.
I primi “cellulari portatili” erano pesanti come mezzo mattone e destavano più ironia che curiosità. Internet non si sapeva che cosa fosse e per avere una foto o una diapositiva bisognava portare il rullino delle pellicole a sviluppare. Cose del secolo scorso. In quel maggio del 1995 Asti accolse le penne nere per dire loro grazie: un grazie che campeggiava sui manifesti fatti affiggere dal Comune e nel cuore dei tanti che in città come in tutto il Sud Piemonte erano stati travolti il 5 e 6 novembre del 1994 dal dramma dell’alluvione del Tanaro e dei suoi affluenti.
Decine di vittime, distruzioni per miliardi di lire, ponti divelti, paesi isolati. Gli alpini furono i primi ad arrivare. I primi a spalare il fango tra la gente e con la gente. Già nelle prime ore di quella tragica domenica, con la grande piazza Campo del Palio trasformata in un lago di fango, solcato dai gommoni, erano arrivati i primi reparti operativi inviati dai comandi della brigata Taurinense. E poi nel giro di pochi giorni ecco altre migliaia di penne nere nelle loro tute arancioni: i volontari dell’Ana, con i nuclei di protezione civile, attrezzati di cucine da campo, tende, potabilizzatori, generatori elettrici. In quei giorni di ansia, rabbia e dolore, sapere di avere accanto gli alpini e la loro umanità fu di conforto a decine di migliaia di alluvionati.
Nell’archivio fotografico de “La Stampa” ci sono decine di fotografie in bianco e nero che testimoniano di quel lavoro, di quelle facce sporche di fango, ma sorridenti che parevano non patire il freddo e la fatica. Sul manifesto ufficiale di quella adunata del 1995 accanto al campanile della Cattedrale e ad momento della corsa del Palio c’era un borgo devastato dall’alluvione. Tre immagini che circondavano un cappello alpino. Le aveva richieste il Presidente della Sezione di Asti Oscar Gastaudo, che “fortissimamente volle” portare l’Adunata nazionale nella sua terra. E l’astigiano fu contagiato dalla febbre alpina.
L’Associazione dei vignaioli piemontesi dedicò una bottiglia speciale di Barbera alle penne nere con la scritta grazie in etichetta. “La Stampa” editò cartoline e offrì con il quotidiano una spilletta in metallo che andò a fregiare decine di migliaia di cappelli alpini. Nei centri alluvionati da Canelli a Rocchetta Tanaro gli alpini furono accolti, ricevuti “coccolati”. E furono gli stessi alpini di quel novembre d’acqua ad aprire con le loro pale la sfilata dell’adunata nel sole di maggio del 1995. E l’applauso che accompagnò le penne nere per tutta la lunghezza del percorso fu immenso, caloroso, solidale. La sera prima la città si era stretta attorno agli alpini in una fiaccolata che era simbolicamente partita dal ponte del Tanaro. L’allora sindaco Alberto Bianchino ricevette il giorno prima in municipio i vertici dell’Ana, guidati dal Presidente Leonardo Caprioli per consegnare loro la cittadinanza onoraria di Asti.
«Siete stati i primi ad arrivare subito dopo l’alluvione e gli ultimi ad andare via», ricordò il primo cittadino. E gli alpini risposero consegnando alle famiglie di 26 alluvionati la somma di 166 milioni di lire, raccolti in una sottoscrizione nazionale alpina e altri 150 milioni furono destinati dall’Ana ad istituzioni benefiche astigiane. Quel ricordo, quell’abbraccio, quella generosità non possono essere dimenticati. Le memoria dell’alluvione è ancora viva.
Dopo anni di polemiche e lungaggini burocratiche, ora gli argini sono più sicuri, è cresciuta la coscienza ambientale e si è organizzato un coordinamento provinciale di Protezione Civile che ancora una volta vede gli alpini in primo fila. «Siamo una settantina di volontari della nostra Sezione Ana – conferma il responsabile Ferdinando Del Raso – inseriti nelle attività del coordinamento provinciale.
In questi anni siamo intervenuti decine di volte, dal terremoto de L’Aquila a quello in Emilia. Ogni volta portando con orgoglio la nostra penna nera tra chi aveva bisogno. Ogni volta ricevendo in cambio un grazie». Lo stesso grazie che Asti si prepara a ridire con il cuore e il sorriso ai “suoi” alpini di ieri e di oggi.
L’ALPINO GENNAIO 2016

L'ALPINO GENNAIO 2016 L'ALPINO GENNAIO 2016 L'ALPINO GENNAIO 2016

Il video di presentazione del Bagna Cauda Day 2015

Il video di presentazione dell’edizione 2015 del Bagna Cauda Day realizzato dalla giornalista Giulia Destefanis.

Grignolino, l’anarchico testabalorda: vino da invecchiamento o vino da bere giovane?

Serata di Grignolino all'Ais Piemonte

Serata di Grignolino all’Ais Piemonte

Lo presento al Vinitaly nel 2011. Senza etichetta. Era l’annata 2006. Lo faccio assaggiare al mio importatore più importante. Un azzardo. Per anni ho tentato di vendergli una bottiglia di Grignolino. Niente. Quella volta le compró quasi tutte. Poco più di mille bottiglie.  Ho capito che avevo fatto centro. Non mi sono inventato nulla. Ho solo fatto un passo indietro”. Ermanno Accornero, vignaiolo di Vignale Monferrato, racconta così la storia del suo Bricco del Bosco Vigne Vecchie, un Grignolino invecchiato che esce di cantina dopo cinque anni.

E’ una serata dell’Ais Piemonte, nella sede di Torino. C’è Mauro Carosso, il più “tannico” dei sommelier piemontesi. C’è Mario Ronco, enologo di Ermanno e di tante altre testebalorde. Si presenta subito: “E’ un vino difficile, scostante, uva ricca di vinaccioli, pure grossi. Il Grignolino è un vino rosso. Non è un rosé. Rubino chiaro ma non è mai rosato. Se qualcuno ha qualcosa da dire dovrà vedersela con me“.

Grignolino sommelier

Lo dice agli ottanta curiosi, tra sommelier o aspiranti tali, venuti ad assaggiare questo Barolo dei Grignolini. Oggi l’etichetta ce l’ha: “Ripresi quella più vecchia di mio papà Giulio – dice Ermanno – Diversa dalle altre mie, tutte fin troppo essenziali”.  Anche Ermanno è un testabalorda essenziale. Parla senza troppi ghirigori: “Il problema principale è che siamo noi vignaioli a non credere fino in fondo alle potenzialità di questo vino. Dovremmo crederci di più”.

Della storica diatriba tra le due Doc, d’Asti e del Monferrato Casalese, che tagliano a metà un territorio, parlerò in un articolo che uscirà su Barolo&Co il 21 giugno, solstizio d’estate. Durante la serata Ais, la divisione l’abbiamo vissuta nel bicchiere. Si comincia con quattro etichette di Grignolino d’Asti: tre 2014, vendemmia difficile, e un 2013. Cascina Tavijn, prelevato da vasca, è un Grignolino immediato. La terra è quella di Scurzolengo. E’ ancora un bambino. Aspettiamo che cresca. Sono imbottigliati da poco anche il Luigi Spertino 2014 e il Limonte 2014 di Braida. Il primo terra bianca di Portacomaro, l’altro terra e carattere da Barbera. E infine l’Arlandino 2013, Tenuta Santa Caterina di Grazzano Badoglio. “Spezie, pepe, genziana, archebuse, note di erboristeria” racconta Carosso.

Grignolino d'Asti

Dice la sua Mauro Spertino di Mombercelli: “Abbiamo i vigneti a Portacomaro, terreno sabbioso, vini fini, ma non da invecchiamento. Oltre i due anni perde finezza ed eleganza. Il Grignolino deve essere come le ciliegie: un sorso tira l’altro. Ma deve essere giovane”. Ribattono le parole di Mario Ronco: “Il Grignolino è interessante da bere vecchio.  Invecchiare è nel suo dna. E’ stata fatta una modifica al disciplinare dove si prevede lungo invecchiamento. Sarà il futuro di una zona e di una generazione”. Aggiunge: “La storia del Grignolino deve essere anche un ritorno della qualità nella varietà clonale e nella vinificazione”.

 Mauro Spertino

Mauro Spertino

Tocca ai quattro del Monferrato Casalese: due di Vignale, Bricco del Bosco 2014, Accornero, e Bricco Mondalino 2013, Gaudio.  Spezie. Pepe nero. Cannella. Frutti. Lampone. Tenuta Miliavacca 2014, San Giorgio Monferrato. La famiglia Brezza è stata la prima in Italia nel 1964 ad essere certificata biodinamica dalla Demeter. Ancora oggi per Francesco, essere biodinamico, è uno stile di vita, non certo una moda. “Uno spunto acetico che non è un difetto” ribadisce Carosso. Crealto 2013, il Marcaleone, un vino non banale come non banale era Carlo Quarello, il suo papà scomparso nel 2013. Così come non banale sono Eleonora Costa, che continua la storia dell’azienda ad Alfiano Natta. “Profuma di Pirenta, zolfo e note di minerali”. Non è banale.

Grignolino bicchieri

Silenzio. Ora comincia la serata. Una verticale di Bricco del Bosco: anteprima del 2010, che sarà in commercio da settembre, poi 2009, 2008, 2007 e 2006, la prima annata. Silenzio. Sguardi increduli. Baroleggia. “Ma è Grignolino?”. 100%. “Un vino gastronomico” per Carosso.

Ermanno Accornero

Ermanno Accornero

A me commuove sempre. Specie i profumi del 2006. Non ce n’è più in azienda ma neppure nelle cantine dei ristoranti. Chi lo ha assaggiato non lo dimentica.

Il Grignolino non è un vino che dura poco. Io vi sfido – dice Accornero – Vinifico stile barbera. Lunghe macerazioni. Tre settimane nel 2006. 40 giorni nelle ultime annate. Poi va subito in legno, in tonneaux nuovi da 500 litri”. Di unire le due Doc non ci pensa nessuno, anzi vogliono tenerle ben separate. Anche i più illuminati come Ermanno ma lancia la sua sfida: “Separati ma facendo un gioco di squadra [tipico linguaggio da grignolinisti] e un’anteprima del Grignolino tutti insieme tra maggio e giugno”.
Grignolini tutti

A Portacomaro si adottano le viti della Vigna del Papa

LA VIGNA DEL PAPA - PORTACOMAROA Portacomaro, il paese alle porte di Asti del quale è originaria la famiglia di Papa Francesco, sta prendendo forma la “Vigna del Papa”. Partita come iniziativa di recupero ambientale in un’area di circa 3mila metri quadri ai piedi della Casa di Riposo, la vigna di Grignolino impiantata nel 2013 su un terreno di proprietà del Comune è diventata il simbolo di un buon messaggio che lega l’amministrazione civica, le realtà scolastiche e del volontariato e si apre a tutti attraverso una campagna di cofinanziamento che sta portando avanti, tra gli altri, l’ex sindaco e giornalista Carlo Cerrato.
Nel giorno dell’elezione di papa Francesco, i cui antenati vivevano a meno di due chilometri dalla vigna a Bricco Marmorito, furono messe a dimora 1500 piantine di vite che oggi cercano qualcuno che le “adotti” per dare respiro a un progetto che parla di solidarietà, promozione delle tipicità e sostenibilità.
“Raccogliamo fondi per finanziare i lavori di impianto, coltivazione e sviluppo della vigna e delle aree circostanti – spiega Cerrato -. Chi verserà un contributo minimo di 50 euro avrà un attestato, l’iscrizione del proprio nome in vigna e una bottiglia del primo Grignolino d’Asti che sarà prodotto (vendemmia 2016). Intanto organizziamo iniziative di sensibilizzazione ai temi ambientali e del ritorno alla campagna: obbediamo al messaggio del papa che ci ha ricordato che la terra non è nostra, ci è stata affidata perché la consegniamo ai nostri figli, dobbiamo custodirla”. La Vigna del Papa sarà inserita nei percorsi per appassionati delle passeggiate in campagna, come meta di interesse ambientale e diventerà parte integrante di un piccolo percorso di visita interno al paese da due anni ormai meta di un flusso turistico crescente.

(Avvenire – Dulcis in fundo, 20 marzo 2015)

Boroli Wine Forum 2015 e “Il valore della Comunicazione”

BOROLI WINE FORUM 2015Si è svolta ieri nell’Albese l’edizione 2015 del Boroli Wine Forum, da un’idea del 2009 di Silvano Boroli e del figlio Achille per  affrontare annualmente i temi legati al mondo del vino, attraverso un dibattito aperto tra  produttori, associazioni e stampa internazionale.

Al centro di tutto le imprese grandi e piccole, con le loro grandi storie da raccontare  che ogni anno partecipano a questo appuntamento parlando in prima persona, attraverso la descrizione dei loro vini e del territorio da cui  provengono.
In questa VI° edizione il “valore della comunicazione” – tema intorno al   quale si è articolato il dibattito – ha rappresentato la leva per individuare le direttrici  di crescita interna e le tendenze di consumo dei mercati esteri,  per valorizzare l’autenticità e la qualità della produzione italiana.  Continua a leggere…

Arrivano in tv “I Signori del vino”: dal 31 gennaio Rai Due dedica dieci puntate alla viticoltura italiana e alle sue storie

Angelo Gaja

Angelo Gaja

Umiltà, curiosità e passione. Tre qualità che ci vogliono per essere un grande produttore di vino, ma anche un giornalista che parla di vino. Così Carlin Petrini, patron di Slow food, ha accolto oggi nel suo quartier generale dell’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo, nelle Langhe, il direttore del TG2 Marcello Masi, il suo vice Rocco Tolfa e Marco Giudici, responsabile Rai dei programmi di cultura. Da Pollenzo, gli uomini Rai hanno presentato il nuovo programma televisivo “I Signori del vino”, realizzato con il Ministero delle Politiche Agricole.

Dieci puntate di mezzora l’una, il sabato sera alle 23,40, dal 31 gennaio, racconteranno la storia, gli uomini e le donne, il territorio di altrettante dieci regioni vinicole d’Italia. La prima puntata, il 31 gennaio, sarà dedicata proprio al Piemonte. A Pollenzo, hanno anche trasmesso un breve assaggio: “Questa trasmissione è come un figlio – ha detto Masi – E’ la tv pubblica che torna a parlare di vino e a fare cultura. Incontrare grandi personaggi del vino come Angelo Gaja è stata un’emozione vera. Un grande che rispetta e ha dato valore alla sua terra. Ne sapevo poco prima di viticoltura e ci ho messo umiltà nel raccontarla. Ho scoperto che traina l’export italiano e dà lavoro a milioni di persone”. Com’è nata l’idea? “Diamo sempre notizie negative – ha raccontato Tolfa – Volevamo raccontare qualcosa di bello: siamo partiti da una nostra passione e ci siamo chiesti cosa c’è dietro la bottiglia”.  Ed ecco il Piemonte con i suoi volti da Angelo Gaja a Pietro Ratti. E la Sicilia con Arianna Occhipinti che racconta un’altra pagina della nuova agricoltura. E dal Friuli Josko Gravner e il suo vino in anfora.

Continua a leggere…

Per un Expo che getti un seme contro la fame nel mondo: lettera di Carlo Petrini, Don Ciotti, Ermanno Olmi

Per un Expo che getti un seme contro la fame nel mondoDa Carlo Petrini, Don Ciotti ed Ermanno Olmi lettera aperta all’Expo 2015.
Un’esigenza nata dalla preoccupazione che l’esposizione universale sia solamente l’occasione per parlare e promuovere il cibo come merce, senza affrontare concretamente questo argomento e le sue innumerevoli implicazioni.
«Non si può rimanere passivi di fronte all’avvelenamento delle fonti di cibo provocato dalle spregiudicate economie globali che, per un falso concetto di modernità, giustificano ogni stoltezza» scrivono i tre. «Oggi la fame che perseguita grandi parti di mondo, determina migrazioni epocali, bibliche. Il Mediterraneo ogni giorno è tomba di una disperata umanità che cerca di superare i confini visibili e invisibili che la privano del cibo quotidiano. (…) A partire da queste dissonanze ormai intollerabili, nasce il nostro bisogno di lanciare un appello affinché l’Expo non si riduca a un’esposizione senz’anima, dove si enunciano vasti programmi e nobili intenzioni, mentre si tace sulla povertà e le ingiustizie che opprimono la vita di milioni di persone».
Un dibattito collettivo non più moralmente rinviabile, un modo di mettere a dimora un seme che possa crescere rigoglioso: il seme del buon senso e della dignità di ogni abitante della terra. L’Expo dovrebbe così diventare occasione per tutti gli uomini di buona volontà, per condividere il proprio cibo, con la coscienza che è anche e sempre quello degli altri: «C’è un destino comune che ci attende e uniti acquisteremo coscienza di popolo, di un’unica umanità».