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Per un Expo che getti un seme contro la fame nel mondo: lettera di Carlo Petrini, Don Ciotti, Ermanno Olmi

Per un Expo che getti un seme contro la fame nel mondoDa Carlo Petrini, Don Ciotti ed Ermanno Olmi lettera aperta all’Expo 2015.
Un’esigenza nata dalla preoccupazione che l’esposizione universale sia solamente l’occasione per parlare e promuovere il cibo come merce, senza affrontare concretamente questo argomento e le sue innumerevoli implicazioni.
«Non si può rimanere passivi di fronte all’avvelenamento delle fonti di cibo provocato dalle spregiudicate economie globali che, per un falso concetto di modernità, giustificano ogni stoltezza» scrivono i tre. «Oggi la fame che perseguita grandi parti di mondo, determina migrazioni epocali, bibliche. Il Mediterraneo ogni giorno è tomba di una disperata umanità che cerca di superare i confini visibili e invisibili che la privano del cibo quotidiano. (…) A partire da queste dissonanze ormai intollerabili, nasce il nostro bisogno di lanciare un appello affinché l’Expo non si riduca a un’esposizione senz’anima, dove si enunciano vasti programmi e nobili intenzioni, mentre si tace sulla povertà e le ingiustizie che opprimono la vita di milioni di persone».
Un dibattito collettivo non più moralmente rinviabile, un modo di mettere a dimora un seme che possa crescere rigoglioso: il seme del buon senso e della dignità di ogni abitante della terra. L’Expo dovrebbe così diventare occasione per tutti gli uomini di buona volontà, per condividere il proprio cibo, con la coscienza che è anche e sempre quello degli altri: «C’è un destino comune che ci attende e uniti acquisteremo coscienza di popolo, di un’unica umanità».