Our Blog


Gaja: “Per contrastare il calo del consumo del vino occorre diradare la confusione e per farlo servono rispetto e coraggio”

Angelo-Gaja_1“Sul calo inarrestabile del consumo di vino in Italia si sprecano le analisi; mai che si dica della CONFUSIONE che prospera rigogliosa ed allontana i giovani consumatori. La funzione alimentare del vino si va via via esaurendo in favore di quella edonistica: più che di pancia si beve di testa. Così crescono le nicchie di consumatori che vogliono il vino naturale, biologico, biodinamico, sostenibile, libero, pulito, giusto, … e dei produttori che ne assecondano la richiesta; e si invocano nuovi controlli e certificazioni. Ben vengano, purché non si faccia ricorso a denaro pubblico.
Il CODICE DEL VINO disciplina le pratiche consentite per fabbricarlo e permette di tutto e di più: basterebbe stilare un elenco delle pratiche più invasive, ed obbligare il produttore che le adotta ad indicarle sulla contro-etichetta.
Le GUIDE DEI VINI sono in Italia in numero quintuplo rispetto alla Francia. Copiose anche le classifiche dei 100 MIGLIORI VINI italiani, inevitabilmente le une diverse dalle altre. Di PREMI GIORNALISTICI, istituiti a beneficio di chi scrive di vino, ce ne sono in Italia più che in tutti gli altri Paesi europei messi assieme. Si continua a fare promozione turistica trascinando il VINO IN PIAZZA, quando la mescita delle bevande alcoliche dovrebbe essere autorizzata solamente nei locali dotati di licenza. Mai che un produttore di grandi volumi, uso a dirigere la propria azienda, rifiuti la veste di VIGNAIOLO nonostante il vocabolario della lingua italiana definisca tale figura: “chi coltiva (manualmente) la vigna”.

Si trascinano stancamente le POLEMICHE, animate sia dai produttori che dai numerosi consiglieri esterni, sul modo di intendere il vino, produrlo, venderlo.
Il vino, a causa della doverosa azione di prevenzione dell’abuso, finisce sciaguratamente accomunato e confuso con i superalcolici e le bevande dissetanti addizionate di alcol, nonostante storia, cultura e valori profondamente diversi.
Ai valori simbolici del vino Papa Francesco ha regalato nobili espressioni. Il 26 luglio 2013, in occasione della visita a Rio de Janeiro, rivolgendosi ai confratelli gesuiti diceva “che noi si possa essere come il buon vino; che quando invecchia migliora, è più buono”. Ed il 4 febbraio 2014 durante il discorso ai fidanzati che si preparano al matrimonio: “… ricordate il miracolo delle nozze di Cana? A un certo punto il vino viene a mancare e la festa sembra rovinata. Immaginate di finire la festa bevendo tè! No; non va! Senza vino non c’é festa”.
Per contrastare il calo del consumo occorre diradare la confusione e per farlo servono rispetto e coraggio”.

Angelo Gaja

Sveva Casati Modignani a “Di vigna in vignetta”

SVEVACASATIMODIGNANIUn evento attesissimo, quello di sabato 31 maggio alle 17 nel cortile del Castello di Costigliole d’Asti, quando, nell’ambito della manifestazione “Di vigna in vignetta – Primavera di donne, humor e vino” per i 25 anni delle Donne del Vino del Piemonte, Sveva Casati Modignani presenterà il suo ultimo romanzo “La moglie magica” (edizioni Sperling & Kupfer).

Sveva Casati Modignani è una delle firme più amate della narrativa italiana contemporanea: i suoi romanzi sono tradotti in venti Paesi e hanno venduto oltre dieci milioni di copie.

Il romanzo uscito da pochi giorni e già in vetta alle classifiche, “La moglie magica”, narra la storia di Mariangela, che a vent’anni, appena sposata, va ad abitare con il marito in un’elegante palazzina Liberty di via Eustachi a Milano. I vicini ammirano i suoi grandi occhi illuminati di gioia e la sua vitalità contagiosa, al punto che il nomignolo di «Magìa», che la accompagna da quando era bambina e non sapeva pronunciare il proprio nome per intero, sembra esserle stato cucito addosso dal destino. Eppure, nel tempo, gli stessi vicini la vedono spegnersi: quella ragazza allegra ed esuberante si trasforma in una donna nervosa e sfuggente. Tutti le vogliono bene, ma non possono aiutarla, perché hanno capito che il motivo della sua tristezza è il marito Paolo. Quattordici anni prima, sposandolo, Magìa aveva lasciato il suo paesino di montagna, stregata dalla promessa di una vita brillante, fatta di regali costosi e vacanze da sogno: una agiatezza che ha pagato a caro prezzo, perché Paolo è un uomo che confonde l’amore con il possesso, che maschera con l’aggressività le proprie insicurezze e riesce a essere geloso persino delle attenzioni che la moglie riserva ai loro due bambini. Un giorno, dopo l’ennesimo gesto violento del marito, Magìa si risveglia finalmente dal suo stato di sudditanza e allora trova il coraggio di riprendere in mano la sua vita e ribellarsi, per salvare se stessa e i figli. E con questa nuova consapevolezza scoprirà anche la sua carica di magia.

Nei bei saloni del Castello di Costigliole d’Asti prosegue fino al 29 giugno tutti i fine settimana (sabato con orario 15-20 e domenica 11-20) “Di vigna in vignetta”, esposizione che racconta in 100 tavole di famosi pittori e illustratori l’intreccio inesauribile tra vino e humor. I quadri di di Jacovitti, Cavandoli, Guarene, Clericetti, Grott, Pongiglione e molti altri, oggi di proprietà delle Donne del Vino del Piemonte, appartenevano alla collezione del giornalista Vincenzo Buonassisi, di cui ricorre il decennale della scomparsa. Ingresso libero.

Sabato 31 maggio, domenica 1 giugno e lunedì 2 giugno sarà aperto anche il banco d’assaggio con 100 etichette delle Donne del Vino. Tasca con bicchiere a 5 euro.
Info: www.divignainvignetta.it

Taglio del nastro per la mostra “Di vigna in vignetta” a Costigliole d’Asti

divignainvignettaTaglio del nastro con aperitivo offerto dalle Donne del Vino del Piemonte al Castello di Costigliole d’Asti, sabato 10 maggio alle 17, per “Di vigna in vignetta – Primavera di donne, vino e humor”: la mostra di 100 tavole di famosi pittori e illustratori dedicata all’intreccio tra vino e humor .

Si brinda ai 25 anni della delegazione piemontese, ma sarà anche un momento di ricordo: dieci anni fa se ne andava Vincenzo Buonassisi, giornalista, pioniere dell’enogastronomia televisiva, uomo di cultura e di spettacolo. Le Donne del Vino del Piemonte lo ricordano con questa mostra (composta da quadri attualmente di proprietà delle Donne del Vino del Piemonte ma provenienti dalla collezione privata Buonassisi) e affidando a un amico Cesare Pillon, illustre penna del mondo del vino, il compito di raccontare la sua figura. Pillon sarà sabato a Costigliole d’Asti accanto a molti altri amici e colleghi che arriveranno per celebrare il ricordo di Buonassisi.

Madrina dell’inaugurazione sarà l’artista Laura Fiume (figlia dell’illustre pittore), le cui opere sono inserite nel corpus dell’esposizione accanto a quelle dell’astigiano Antonio Guarene, di Jacovitti, di Guido Clericetti e molti altri.

Domenica 11 maggio, oltre alla mostra, sarà aperto dalle 11 alle 20 un banco d’assaggio con le etichette delle Donne del Vino del Piemonte: tasca con bicchiere 5 euro.

Le Donne del Vino del Piemonte festeggeranno questo importante compleanno fino al 29 giugno con banchi d’assaggio, viaggi sensoriali tra le loro etichette, confessioni laiche tra diverse generazioni di produttrici ed eventi che porteranno a Costigliole i migliori food blogger d’Italia.
La mostra si potrà visitare tutti i fine settimana fino al 29 giugno al Castello di Costigliole d’Asti: il sabato dalle 15 alle 20 e la domenica dalle 10 alle 20.
Ingresso libero.

Info: www.divignainvignetta.it/

Le Donne del Vino del Piemonte fanno bene – Durante tutte le giornate della manifestazione i ragazzi volontari raccoglieranno fondi a favore del Progetto Otonga, un sogno del padre missionario Giovanni Onore. Da anni le Donne del vino del Piemonte lo aiutano a salvare la foresta amazzonica dal disboscamento e a istruire i bambini in Ecuador. Nei week end del 10-12 maggio, 31 maggio e 1° – 2 giugno, a chi porterà 10 tappi di sughero verrà offerto l’aperitivo, in collaborazione con Amorim Cork Italia, raccolta tappi a favore di Libera e di Cascina Graziella a Moncalvo, la casa famiglia che ospiterà donne maltrattate.

 

Chi era Vincenzo Buonassisi – Musica, cucina, critica televisiva, cinematografica, teatrale e poi ancora cronaca e poesia: Vincenzo Buonassisi – nato a L’Aquila nel 1918 da famiglia pugliese – ha brillato in tutti in campi in cui ha esercitato il proprio talento. Laureatosi in legge poco più che ventenne dopo aver vinto per ben due volte i littoriali della cultura, Buonassisi combatté su diversi fronti durante la Seconda guerra mondiale e fu prigioniero negli Stati Uniti per due anni. Assunto giovanissimo al Corriere della Sera, si occupò di musica lirica, stringendo amicizie importanti come quelle con Maria Callas e Herbert von Karajan. In televisione lavorò tra gli altri con Mario Cervi (“L’uomo è nato inventore”) e con Mike Bongiorno (“Lascia o raddoppia”) e fu il volto della sezione enogastronomica dell’Almanacco del giorno dopo. Nel 1953, con Orio Vergani, fondò l’Accademia della Cucina Italiana. Scrisse circa 40 libri di cucina nei quali immancabilmente intrecciò la storia del cibo a quella dell’uomo. Fu anche autore di opere di narrativa, in particolare legate al tema umoristico, e di alcuni libri di poesia tra cui “Per Anna”, poesie illustrate con oltre 50 ritratti eseguiti dai più famosi pittori dell’epoca e dedicate all’amata Anna Pesenti, storica addetta stampa dell’associazione nazionale delle Donne del vino. Nel decennale della scomparsa del grande giornalista, per le Donne del vino del Piemonte è impossibile non ricordarne la figura nobile, autorevole e generosa: proprio dalle collezioni private di Vincenzo Buonassisi provengono le preziose opere che compongono la mostra “Di vigna in vignetta”, allestita al Castello di Costigliole d’Asti dal 10 maggio al 29 giugno 2014.

Ai Suma e il sorriso di Giacomo Bologna

AI SUMAPer chi non parla piemontese, poche sillabe leggere e aeree che immediatamente inducono ad associare ad ali stilizzate di farfalla il segno grafico simmetrico sull’etichetta.

Ma per chi mastica il dialetto, in quell’Ai Suma sta tutta la potenza dell’ultima scommessa vinta di Braida. Ci siamo, significa. E’ il livello desiderato.

Le uve surmature, la vendemmia tardiva dallo stesso bricco da cui nasce l’Uccellone, solo in alcune annate producono questa speciale riserva dal colore rosso rubino molto intenso con riflessi granata. Profumo ampio, ricco e complesso, con sentori di frutti di bosco e in sottofondo note di vaniglia, liquirizia e cioccolato. Sapore pieno, poderoso, di grande struttura ma allo stesso tempo elegante e sensuale, armonico e molto persistente.

E’ stata l’ultima etichetta di Giacomo Bologna e doveva chiamarsi Bricco Georgia in onore di amici georgiani che venivano ad assistere alla prima vendemmia. Poi l’arrivo degli ospiti tardò e Giacomo non esitò a posticipare di due settimane la raccolta delle uve per farla coincidere con la visita degli amici. Dopo un anno di barrique Giacomo assaggiò quel vino ed esclamò “Ai Suma”, e sorrise battezzandolo.

No, non sono ali di farfalla quelle in etichetta: è il sorriso pieno di Giacomo Bologna. Della sua vita di passione, della sua vita di scommesse, della storia migliore che si potesse scrivere per la Barbera d’Asti.