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Donne del vino del Piemonte: 25 primavere di humor e vino

di vigna in vignettaUn compleanno in grande stile, il venticinquesimo, per le Donne del vino del Piemonte: come in una favola, sarà festeggiato in un castello, quello di Costigliole d’Asti, per circa due mesi dal 10 maggio al 29 giugno. Ogni fine settimana la delegazione regionale, composta da 108 socie tra vignaiole, enotecarie, ristoratrici, sommelier e giornaliste organizzerà incontri, eventi e dibattiti sul tema del vino e dello humor.
“Di vigna in vignetta – Primavera di donne, humor e vino” è innanzitutto il titolo della mostra di cento tavole di grandi artisti sul vino che si potrà visitare nel castello di Costigliole il sabato (ore 15-20) e la domenica (10-20).  La collezione è ora di proprietà delle Donne del vino del Piemonte: apparteneva a  Vincenzo Buonassisi, giornalista, pioniere dell’enogastronomia televisiva, uomo di cultura e di spettacolo, di cui quest’anno ricorre il decennale dalla scomparsa. Tra gli altri, hanno firmato le vignette Jacovitti, Laura Fiume, figlia del grande pittore, e il fumettista astigiano Antonio Guarene. L’inaugurazione è sabato 10 maggio alle 17.
Tra aperitivi, banchi d’assaggio, brindisi, viaggi sensoriali tra le etichette delle Donne del vino, confessioni laiche tra diverse generazioni di produttrici ed educational che porteranno a Costigliole le migliori food blogger d’Italia alla riscoperta delle antiche ricette, guidate dalle storiche cuciniere del Piemonte, le Donne del vino del Piemonte saranno protagoniste di nove intensi fine settimana.
Da non perdere la presentazione del nuovo libro di Sveva Casati Modignani “La moglie magica”, edizioni Sperling&Kupfer, in calendario nel cortile del castello sabato 31 maggio, alle 17.
Il 7 giugno la giornata sarà dedicata all’affascinante figura della Contessa di Castiglione insieme alla rivista Astigiani, mentre il 9 giugno le Donne del Vino del Piemonte incontrano ristoratori, enotecari e sommelier con il giornalista enogastronomico Paolo Massobrio che presenta la guida Golosario 2014.
Il 28 giugno Sergio Miravalle modererà l’incontro tra due donne del vino, due generazioni a confronto: Marilena Barbera e Pia Donata Berlucchi.
La mostra “Di vigna in vignetta”, della quale è disponibile un catalogo edito da UIV, sarà proposta anche all’interno degli appuntamenti della Douja d’Or ad Asti a settembre.

Info: www.divignainvignetta.it/

Le Donne del Vino del Piemonte fanno bene – Durante tutte le giornate della manifestazione i ragazzi volontari raccoglieranno fondi a favore del Progetto Otonga, un sogno del padre missionario Giovanni Onore. Da anni le Donne del vino del Piemonte lo aiutano a salvare la foresta amazzonica dal disboscamento e a istruire i bambini in Ecuador. Nei week end del 10-12 maggio, 31 maggio e 1° – 2 giugno, a chi porterà 10 tappi di sughero verrà offerto l’aperitivo, in collaborazione con Amorim Cork Italia, raccolta tappi a favore di Libera e di Cascina Graziella a Moncalvo, la casa famiglia che ospiterà donne maltrattate.

iShock vi augura…

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Il menu dell’Ultima Cena e le “archeoricette”

CENACOLONaturalmente pane e vino, ma anche frutta e diversi piatti: vi siete mai chiesti da quali pietanze fosse composto il menu dell’Ultima Cena? Un gruppo di studiosi torinesi, divulgatori di “archeoricette” lo ha fatto. Nelle scorse settimane sono partiti alla volta di Israele e Palestina per indagare sulle abitudini alimentari di quella terra 2000 anni fa, studiando il caso del menu del Cenacolo, incrociando le informazioni delle diverse branche dell’archeologia e tentando di approfondire le conoscenze sull’arte culinaria del tempo di Gesù.

Ne abbiamo parlato con uno di loro, Generoso Urciuoli.

Come nasce l’esigenza di indagare sulle archeoricette?
“Archeoricette è un progetto di divulgazione scientifica ideato da un archeologo appassionato di archeologia della produzione e di divulgazione, che ha coinvolto, strada facendo, persone qualificate per costituire un gruppo di studio e un’associazione culturale. Il desiderio è quello di tentare  la ricostruzione dell’arte culinaria appartenente a ciascuna civiltà oggetto di indagine. L’arte culinaria e gastronomica diventa un modello per tentare di illustrare, al di là degli stereotipi o della conoscenza fornita dalla vulgata, una visione attendibile e coerente del mondo antico (mesopotamico, egizio, hittita, miceneo, minoico, persiano etrusco, etc)  in merito al cibo.  Vengono raccolti i dati forniti dalle diverse branche dell’archeologia e viene formulata l’ipotesi che l’arte culinaria e gastronomica esistesse già con una sua struttura all’interno della quale ogni elemento definisce il proprio significato, con la possibilità di analizzarlo e riconoscerlo”.

Quali sono i misteri attorno al Cenacolo?
“Misteri tanti, ma soprattutto tanti interrogativi a cui voler dare delle risposte. Il tutto legato al cibo e a quello che circonda il cibo. Il primo punto è quello di ricostruire ciò che poteva essere transitato su quella tavola. Ma non solo cibo: a noi interessava e interessa studiare il materiale che avrebbero potuto usare per realizzare quella cena (dalle pentole alle stoviglie), la disposizione degli apostoli intorno a quella tavola, le modalità in cui si svolse e anche dove quella cena si consumò: se avvenne, dove avvenne? Noi abbiamo seguito una traccia…”

E cosa avete scoperto nel corso del vostro viaggio?
“Più che scoprire elementi nuovi, abbiamo avuto la fortuna di trovare tante conferme e questo ci ha dato ancora più energia. Come si può immaginare, la mole di materiale, di documenti, di dati da intrecciare è immena. Il mio entusiasmo e quello della collega archeologa Marta Berogno è altissimo”.

Che direzioni prenderà adesso la vostra ricerca?
“Adesso ci aspetta la stesura del libro. Dopo lo studio a tavolino,  la verifica sul campo, adesso si torna a raccolgiere le idee e mettere tutto nero su bianco. Si sono fatti avanti diversi editori interessati a questo progetto, ne siamo felici. Utilizzeremo come espediente letterario la ricostuzioni di altri due momenti conviviali presenti nel Vangelo – le Nozze di Cana e il Banchetto di Erode – che ci consentiranno di assemblare il quadro delle abitudini alimentari della Palestina tra il I a.C e il I d.C, in modo tale da contestualizzare al meglio l’Ultima Cena”.

Tutto cambi affinché nulla cambi: le tendenze della comunicazione enoica

la grande bellezzaDal product placement con le incursioni enoiche del vino in programmi cult in tv o nelle pellicole cinematografiche (il vino italiano ha una sua parte anche nel capolavoro da Oscar di Paolo Sorretino La Grande Bellezza), alle pillole tra la fine del Tg e l’inizio della fiction di successo in prima serata; dal co-branding che unisce il vino a tanti marchi simbolo del made in Italy e non solo in operazioni marketing ad hoc, all’incoming territoriale che sfrutta la potenza e l’appeal mediatico dei grandi eventi – su tutti, l’Expo 2015 – per incrementare i flussi turistici, fino ai vin d’honneur, le bottiglie speciali nate per omaggiare un ospite importante e oggi formula molto chic e gettonata anche per importanti istituzioni internazionali ed estesa agli eventi culturali.

Niente di nuovo, ma tutto si attualizza e si declina alle potenzialità e alle strade che via via si aprono.

Per raggiungere il loro variegato universo di eno-appassionati, di ogni genere ed età, anche le cantine del Belpaese, come già avviene per tanti prodotti di altri settori, abbandonano i meccanismi classici della pubblicità per sperimentare quelle vie alternative che la comunicazione offre a chi vuol fare promozione.

Come il product placement – la legge che lo regola in Italia festeggia i suoi primi 10 anni -, che permette di posizionare un marchio e una bottiglia di vino dentro un programma di successo, ma anche in una pellicola cinematografica.
Con la sponsorizzazione tecnica, invece, come in ambito sportivo, lo sponsor diventa fornitore ufficiale in un programma di un prodotto, in questo caso vino, utilizzato ogni qualvolta si stappa una bottiglia (basti pensare, su tutti, ai tanti ingredienti di MasterChef, la serie wine & food del momento).

Ma ci sono anche le pillole, ovvero i brevi spot che si differenziano dalla classica pubblicità per il legame tematico con la fiction stessa (ad esempio la promozione del territorio, delle sue bellezze e dei suoi prodotti, che fanno da sfondo come set alle puntate).

Anche se esiste da molti anni, gli ultimi tempi hanno visto un netto aumento di prodotti commercializzati con il co-branding, con il vino che si è legato ad altri nomi simbolo del made in Italy e non solo, da Pininfarina ad Alitalia: una strategia che ha molti vantaggi, per la possibilità di unire marchi consolidati, noti singolarmente nei rispettivi settori, che insieme possono esercitare un richiamo più forte e conquistare nuovi spazi commerciali.

Con il licensing, invece, il vino può “adottare” i simboli culturali del Belpaese – che alle etichette prestano il nome – e fondere i suoi marchi con quelli di monumenti ed istituzioni di prestigio (è il caso dei vini del Gran Teatro La Fenice, ma il licensing è alla base anche dei vini che accompagnano i successi delle più famose squadre di calcio, dal Milan alla Juventus).

Per le occasioni di alta ufficialità, tornano in voga i vin d’honneur, un tempo serviti ad ospiti importanti in ambiente diplomatico, oggi anche in momenti di business e culturali, come nel caso dell’Ermitage, uno dei più importanti musei al mondo, che da tempo sceglie l’Italia per i suoi vini di rappresentanza.

Occasione da cogliere al volo per il vino italiano è l’Expo 2015, per azioni di incoming territoriale: per molte etichette italiane l’obiettivo non sarà solo esserci, ma anche portare le persone a visitare i luoghi di produzione.

Mostrare la bellezza del vino e il suo legame con l’arte e la cultura, in una delle sue patrie più nobili, è l’obiettivo di “Arte e Vino”, la mostra in programma a Verona nel periodo dell’Expo (4 aprile-2 agosto 2015)  con opere da Caravaggio a Rubens, da Tiziano a Goya, da Picasso a Degas provenienti dall’Ermitage.

Il Padiglione del Vino a Expo Milano 2015

VERONAFIEREIl Padiglione del Vino a Expo Milano 2015 si svilupperà su una superficie di circa 2.000 metri quadrati e sorgerà nelle aree di pertinenza del Padiglione Italia, esattamente all’incrocio tra il Cardo NE e il Decumano, nella piazza centrale dell’intera area Expo, dove godrà della massima visibilità.

Nella realizzazione dello spazio e gestione della regia, Vinitaly lavorerà in concerto con Ministero delle politiche agricole alimentari forestali, Padiglione Italia ed Expo 2015 spa per il coinvolgimento di tutta la filiera vitivinicola italiana: dalle associazioni ai grandi gruppi di produttori, dai comitati alla distribuzione ai soggetti che ne divulgano la cultura.
Il Padiglione del Vino italiano racconterà la storia e la tradizione culturale del comparto, riserverà un’area dedicata al “primo approccio” al mondo del nostro vino per i milioni di visitatori che non lo conoscono, destinerà spazi agli educational attraverso wine tasting e masterclass, nonché con il coinvolgimento di produttori e testimonial, e guiderà agli abbinamenti “wine&food” nell’area specifica.

Un focus importante sarà inoltre sul turismo del vino, sulla cultura del territorio e le bellezze italiane ad esso legate. Non mancherà una forte connotazione tecnologica, fino a offrire veri e propri viaggi virtuali e interattivi alla scoperta di attrezzature, macchine e prodotti per la produzione, l’imbottigliamento ed il confezionamento di vino.

I visitatori potranno accedere all’“Enoteca dei vini italiani”, con relativo wine shop, per la vendita diretta del prodotto confezionato, con consegna a domicilio, merchandising e gadget del vino e di EXPO 2015.

 

L’incarico a Veronafiere è stato assegnato sulla base della convenzione siglata tra Padiglione Italia e la stessa Veronafiere, a meno di un mese dalla firma del protocollo tra il Ministero delle politiche agricole alimentari forestali, il Padiglione Italia e Expo 2015 spa firmato lo scorso 10 marzo.

Commentando l’annuncio, il ministro Maurizio Martina ha dichiarato: «La scelta di Vinitaly è una scelta di competenza, esperienza e professionalità, fatta nella consapevolezza che possa assicurare al vino Italiano una importante e adeguata rappresentazione nell’ambito di Expo Milano 2015. Vinitaly è la manifestazione che più di ogni altra ha scandito e accompagnato l’evoluzione del sistema vitivinicolo nazionale e internazionale, contribuendo negli anni a rendere il vino una delle più coinvolgenti e dinamiche realtà del settore primario».

Diana Bracco, presidente Expo 2015 spa e commissario per il Padiglione Italia, ha aggiunto: «L’accordo di oggi è importantissimo perché un altro pezzo fondamentale della cultura e della produzione italiana fa il suo ingresso nel grande mosaico del Padiglione Italia all’Expo 2015. In particolare il vino è uno degli elementi centrali della nostra storia e della nostra stessa identità. I vigneti punteggiano tutta la nostra penisola e rendono il comparto vinicolo italiano unico al mondo per varietà e qualità. Il Padiglione Italia sarà il cuore dell’intera Esposizione, e il fatto che la stessa Unione Europea abbia deciso di collocare il proprio spazio espositivo al suo interno, a poca distanza dal vino italiano, è un’ulteriore occasione di attrattività del nostro Cardo: il vino pertanto avrà la giusta primazia che si merita».

 

«In virtù della profonda conoscenza di Veronafiere del settore agroalimentare, abbiamo ritenuto fin da subito un dovere mettere a disposizione del Paese la nostra esperienza per un’occasione tanto importante e strategica come EXPO 2015, e abbiamo trovato nel Ministero delle politiche agricole alimentari forestali, in Expo 2015 spa e nei rappresentanti di Padiglione Italia interlocutori che, con altrettanta sensibilità, hanno dimostrato attenzione e piena comprensione per il valore aggiunto che il coinvolgimento di Vinitaly può portare nel corso dell’Esposizione Internazionale. Desidero infine sottolineare che l’incarico rappresenta un riconoscimento all’intero sistema fieristico italiano» ha dichiarato Ettore Riello, presidente di Veronafiere.

«Opereremo con il preciso obiettivo di dare massima e piena rappresentazione del comparto, della sua storia e identità e delle sue potenzialità, coinvolgendo tutte le espressioni della filiera, valorizzando per ciascuna di esse il contributo unico e determinante che ha apportato e potrà apportare al comparto, nell’ambito dei precisi contenuti che animeranno il Padiglione» ha concluso Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere.

 

 

L’elaborazione delle linee strategiche di sviluppo e definizione del progetto sarà in capo al Comitato Scientifico, di prossima costituzione. Al fianco di Diana Bracco, Commissario Generale di Sezione per il Padiglione Italia e, presieduto da Riccardo Cotarella (Presidente Assoenologi), il Comitato vedrà anche: Piero Antinori, Presidente Istituto del vino italiano di qualità – Grandi Marchi; Giovanni Mantovani, Direttore Generale VeronaFiere; Ruenza Santandrea, Presidente Gruppo Cevico; Lamberto Vallarino Gancia, Presidente Federvini; Domenico Zonin, Presidente Unione Italiana Vini; il Presidente del Comitato Grandi CRU che sarà nominato dall’Assemblea. Del Comitato farà parte anche Raffaele Borriello, Vice Capo di Gabinetto del Ministero delegato all’EXPO 2015, in qualità di coordinatore.